Il profumo del negozio di dischi

Magazzini Nannucci

I mitici Magazzini Nannucci (Bologna), chiusi nel 2009.

Mi manca il negozio di dischi.

Mi manca entrare ed essere assalito da quel buon profumo. Di musica. Perché la musica suona – è vero – ma la musica profuma, anche. Profumano le copertine dei vinili. Profumano i libretti dei cd. Profuma il nastro stropicciato di una vecchia musicassetta.

Mi manca arrivare di mattina presto e aggiudicarmi, primo fra tutti, il nuovo disco del mio gruppo preferito. Aspettare davanti agli scatoloni la mia copia ancora “calda di stampa” come un bambino davanti ai pacchi con i regali di Natale.

Mi manca entrare da quella porta e ritrovarmi in un mondo incantato, come Lucy che passando per la porta di un armadio scopre Narnia*. E mi mancano le chiacchierate e i consigli del proprietario del negozio, quello che conosce tutti i dischi di tutti gli artisti.



Ma la tecnologia, dicono, deve fare il suo corso. E per carità, non mi sogno di fermarla. E così non ci sono più porte da varcare se non quelle informatiche di accesso a un negozio online. Dove una volta entrato vedi colori, copertine e senti note che vengono fuori dalle casse fredde di un computer. Però non senti alcun profumo. Quei negozi in cui ti illudi di essere il “capo” perché  il disco te lo componi tu con i tuoi brani preferiti. E ciò nonostante continui a non sentirlo del tutto tuo.

E certo, è giusto che gli emergenti usino questi negozi freddi per proporre le loro canzoni, perché non hai altro modo – oggi che l’industria musicale non investe più sulla distribuzione della musica dei giovani emergenti – per raggiungere così tanto pubblico in così poco tempo. E però insisto, mi manca il negozio di dischi, fagocitato anche dalla grande distribuzione che tutto inghiotte, lo fa col salumiere sotto casa e lo fa con quel mondo magico di suoni, di colori. E di odori.

Enormi scaffali di elettrodomestici e – persi tra questi – i dischi. Pochi per chi vive di trasfusioni di musica. Trovi l’ultimo dell’artista famoso e poco altro. Nessun rapporto umano con il commesso, che deve guadagnare il suo pane quotidiano, con il suo curriculum da impiegato e non da esperto di musica.  Prendi, vai alla cassa e paghi. E lo fai rimanendo sempre in silenzio.

Da solo, con la musica che dalla radio ti farà compagnia. Ma di cui non sentirai più il profumo.

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*Le Cronache di Narnia

Domenico A. Di Renzo - MpA

Autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET, la scuola di musica di Mogol, dopo aver vinto una borsa di studio SIAE. Collabora con diversi artisti emergenti per alcuni dei quali ha curato i testi del disco di esordio. La musica è la sua più grande passione. O meglio, quella arrivata prima nella sua vita. Con gli anni è arrivato il primo computer, il primo contratto internet e con essi l’amore per l’informatica. Ha ideato MUSICApuntoAMICI nel 1999, agli albori di internet in Italia, quando farsi un sito tutto proprio non era così scontato (e semplice) come oggi. Cura i profili social e alcune rubriche del sito tra cui Vetrina Emergenti. Ha scritto un corso di metrica online e tiene corsi completi per autori di testi presso scuole di musica.

Una risposta

  1. So_chic ha detto:

    Interessante punto di vista…Il “profumo” del negozio di dischi…Quale sarà la fase successiva al “negozio online”? Mah!

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