One Love Manchester: loro il terrore, noi la civiltà!

One Love ManchesterLa risposta della musica ai fatti di Manchester del 22 maggio scorso è stata cristallina! Sul palco si sono alternati alcuni tra i più grandi artisti della musica internazionale. Organizzato da Ariana Grande, lo splendido concerto ha visto la partecipazione di molte star internazionali tra cui, per citarne solo alcune, Coldplay, Justin Bieber, Katy Perry, Liam Gallagher, Miley Cyrus, Pharrell Williams, Robbie Williams, Take That, The Black Eyed Peas.

La risposta che la civiltà (sì la civiltà, basta con buonismi e giri di parole!) ha dato al terrore è fatta di canto, balli, divertimento. In una parola, di VITA!

Se bastasse una bella canzone”, cantava Eros Ramazzotti, “a far piovere amore”, “per parlare di pace”, vivremmo in un mondo migliore, un mondo più sicuro, un mondo dove noi e i nostri figli possiamo essere liberi di cantare, ballare, divertirci.

Forse una canzone non può bastare, forse una canzone in effetti non serve se non ad essere felici. Sì, perché liberi lo siamo già, noi! Lo dimostra tutta quella gente riunita a Manchester. La libertà è scritta nel nostro DNA!

Forse non è questo il luogo e lo spazio giusto per trattare di terrorismo e questioni di politica internazionale. Forse. Tuttavia la risposta di grandi artisti, come già successo in passato per chiedere pace ma anche per dimostrare solidarietà nei confronti di chi ha perso tutto per un terremoto (come in Abruzzo) non può lasciare indifferenti noi che della musica respiriamo la sua capacità di regalare gioia e malinconia, felicità e tristezza e di accompagnare e colorare ogni momento della nostra vita. E delle nostre giornate.

Loro, i terroristi, aridi dentro, non possono capire la bellezza di queste emozioni!



One Love ManchesterSembra incredibile, ma il disegno di chissà quale macchina infernale, ha voluto che il concerto di Manchester si svolgesse alla fine di 24 ore già segnati da nuovi attentati a Londra e dalla psicosi del terrore che ha gettato nel panico migliaia di tifosi riuniti in piazza San Carlo a Torino per assistere alla finale di Champions League.

Insomma, la festa di musica di Manchester, anche per via di questi fatti così ravvicinati, non ha mai fatto dimenticare i motivi per cui eravamo tutti lì – a Manchester o davanti alle tv di mezzo mondo – ma col cuore anche a Londra, Torino e a tutti gli altri luoghi, sempre più numerosi, sempre più obiettivo dei vili terroristi.

Noi da questa parte, loro da quella!

Il tempo del politicamente corretto, dice Trump, è finito. Vuole “giocare” alla guerra il Tycoon, non vede l’ora, dimenticando che buona parte del terrore è stato creato, finanziato e, spesso giustificato dall’Occidente.

Però sì, non si può trascinare il mondo in una nuova guerra, sarebbe fare il loro gioco, che la guerra ce la portano – quotidianamente ormai - dentro la nostra civiltà. Però è vero che non si può più essere politicamente corretti ma senza bisogno di rispondere al sangue con altro sangue.

Anche questo vuol dire essere superiori. Perché lo siamo!

Ariana GrandeLoro sono il terrore, che gode della morte, delle sofferenze. Noi siamo la civiltà, che gode con la musica, libera di viaggiare, di riunirsi davanti a un palco, abbracciarsi tra sconosciuti, uniti solo da chi sta su quel palco.

Loro sono i terroristi, che vivono con la morte nel cuore. Noi siamo i civili, che abbiamo imparato a vivere per allontanarla, la morte!

Loro la civiltà non la vogliono. Noi per ottenerla abbiamo perso padri, madri, nonni. E per questo, per la forza che padri, madri, nonni ci hanno trasmesso, noi abbiamo già vinto!

 

Domenico A. Di Renzo - MpA

Autore di testi iscritto SIAE e diplomato al CET, la scuola di musica fondata da Mogol. Collabora con diversi artisti emergenti per alcuni dei quali ha curato i testi del disco di esordio. La musica è la sua più grande passione. O meglio, quella arrivata prima nella sua vita. Con gli anni è arrivato il primo computer, il primo contratto internet e con essi l’amore per l’informatica. Ha ideato MUSICApuntoAMICI nel 1999, agli albori di internet in Italia, quando farsi un sito tutto proprio non era così scontato (e semplice) come oggi. Il lavoro gli ha fatto percorrere strade diverse ma il progetto MpA è oggi più vivo che mai, grazie all’impegno e alla costanza della moglie Raffaella che ha continuato a gestirlo in questi anni.

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