Vento di musica nel Bosco Vecchio

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A cura di Flavia Villa, conduttrice ed autrice televisiva, music blogger.



Dino Buzzati (Belluno, 1906-Milano 1972), giornalista e scrittore tra i più originali autori italiani del Novecento, è molto noto per Il deserto dei tartari. Egli aveva studiato violino e pianoforte e si occupava dei concerti e del programma minore della Scala per il Corriere della Sera.
In questa sede, trattiamo brevemente de Il segreto del Bosco Vecchio.
“Il Bosco Vecchio-leggiamo nella bella introduzione al volume- è un mito: è la foresta sacra dove affondano le loro radici l’infanzia dello scrittore e quella dell’umanità, (…) dove alberga la creatività della poesia. Bosco Vecchio è abitato da un popolo di geni, custodi degli alberi, che hanno la possibilità magica di trasformarsi a piacere in animali o uomini, o uscire dai loro tronchi per vivere una vita uguale alla nostra.”
Tra i  protagonisti del romanzo, anche il vento che regolarmente provocava molti danni nei paesi della valle con le sue bufere maggiori, ma era dotato anche di una grandissima qualità, ossia:
” Si rivelava musicista sommo. Soffiando in mezzo ai boschi, qua più forte, là più adagio, il vento si divertiva a suonare; allora si udivano venir fuori dalla foresta lunghe canzoni, simili alquanto ad inni sacri. Quelle sere, dopo la tempesta, la gente usciva dal paese e si riuniva al limite del bosco, ad ascoltare per ore e ore, sotto il cielo limpido, la voce del vento che cantava. L’organista del Duomo era geloso e diceva ch’erano sciocchezze; ma una notte scoprirono anche lui nascosto ai piedi di un tronco. E lui non si accorse neanche d’esser visto, tanto era incantato da quella musica.”
*BUZZATI, D., Il segreto del Bosco Vecchio, Oscar Mondadori, Mondadori, Milano, 1979 (2011)
Bello, suggestivo.
Ora, però, basta con gli articoli su boschi e foreste “musicali”, per quanto questi luoghi presentino belle prospettive di invito all’ascolto. Prossimamente, argomento nuovo.