Futura, Lucio Dalla: sì, le canzoni hanno cambiato la storia dell'umanità

Le polemiche alimentate in questi giorni dall’utilizzo della canzone Futura, di Lucio Dalla, durante la manifestazione di un personaggio che non voglio neanche citare, mi ha dato l’idea per questo articolo.

In particolare, mi ha fatto ragionare un commento su Facebook da parte di un sostenitore del personaggio di cui sopra. Il commento diceva, con disprezzo, “vi attaccate anche alle canzoni“.

Questa frase mi ha fatto pensare alla storia dell’umanità, all’impatto che su di essa ha da sempre avuto la musica.

Sì, ci attacchiamo alle canzoni. Perché le canzoni, la musica, certi ritmi hanno cambiato la storia dell’uomo.

Le canzoni non sono un semplice sottofondo neutrale ma opere culturali che contengono visioni del mondo, valori, speranze, conflitti.

Vorrei ricordare, a chi ha poca conoscenza della cultura umana e a chi ha dimenticato da dove arriviamo perché ha il cervello offuscato dall’ennesimo, inutile e dannoso salvatore della patria, tutto ciò che la musica rappresenta per la storia dell’umanità.

La musica precede probabilmente la scrittura

Le prime testimonianze di strumenti musicali risalgono a decine di migliaia di anni fa, ben prima della nascita delle civiltà e dei sistemi di scrittura. Alcuni studiosi ipotizzano che il ritmo e il canto abbiano contribuito a creare coesione nei gruppi umani e persino a favorire lo sviluppo del linguaggio.

La musica ha creato identità e comunità

Dai canti tribali agli inni nazionali, dalle canzoni popolari alle musiche religiose, la musica ha sempre contribuito a definire l’appartenenza a una comunità. Cantare insieme significa sincronizzare emozioni, gesti e memoria collettiva.

La musica è stata uno strumento di trasmissione culturale

Prima dei libri, storie, miti, genealogie e valori venivano tramandati oralmente. Il ritmo e la melodia aiutavano a memorizzare lunghi racconti. In un certo senso, le canzoni sono state una delle prime “biblioteche” dell’umanità.

La musica ha accompagnato i momenti cruciali della vita

Nascite, matrimoni, guerre, lavoro, lutti, feste, rivoluzioni: quasi ogni società ha sviluppato una propria colonna sonora. È difficile trovare cultura umana priva di musica.

La musica ha influenzato la storia sociale e politica

Pensiamo ai canti degli schiavi afroamericani, alle canzoni di protesta degli anni Sessanta, ai cantautori italiani, al rock, al reggae, all’hip hop. La musica ha spesso anticipato e raccontato i cambiamenti.

Le canzoni sono una forma di memoria emotiva

A differenza di un semplice testo, una canzone riesce a conservare e trasmettere emozioni. Per questo, a volte, un brano sopravvive al suo tempo e continua a parlare a generazioni lontane.

Per certi versi, si potrebbe sostenere una tesi molto forte: l’uomo non ha semplicemente inventato la musica; si è costruito anche attraverso la musica.

Non a caso Charles Darwin arrivò a ipotizzare che le capacità musicali fossero addirittura precedenti al linguaggio articolato (qui un articolo interessante), mentre studiosi contemporanei come Steven Mithen hanno proposto che i nostri antenati comunicassero attraverso forme vocali nelle quali musica e linguaggio non erano ancora separati (per approfondire, ecco il suo libro, Il canto degli antenati).

Se guardiamo alla storia umana come a una lunga narrazione, potremmo dire che le civiltà hanno lasciato monumenti, libri e leggi; ma hanno lasciato anche canzoni. E spesso sono proprio queste ultime a permetterci di intuire non solo come vivevano gli uomini del passato, ma soprattutto che cosa sentivano.

È una prospettiva che, in fondo, attribuisce alle canzoni una dignità culturale non inferiore a quella della letteratura o delle arti figurative. E forse spiega perché, ancora oggi, continuiamo a cercare nella musica qualcosa che va ben oltre il semplice intrattenimento.

Giù le mani da Futura

Futura di Lucio Dalla non è soltanto una bella melodia. È una canzone attraversata dal desiderio di un futuro diverso, dalla speranza, dall’abbattimento dei muri, dalla fiducia nell’umanità.

Utilizzarla come colonna sonora della manifestazione di uno che veste i panni di politico per strappare consenso e potere e che incarna il contrario dei valori espressi da Futura, significa calpestare la memoria di Lucio Dalla.

Il diritto morale d’autore

Ma c’è un aspetto che va oltre la sensibilità personale o il dibattito politico e arriva a toccare il diritto morale d’autore.

Nel diritto d’autore europeo e italiano, infatti, accanto ai diritti economici esistono i diritti morali, che sono inalienabili e tutelano il legame tra l’autore e la sua opera. Tra questi vi è il diritto di opporsi a deformazioni, modifiche o utilizzazioni che possano arrecare pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’autore.

Le canzoni appartengono a tutti nel senso dell’ascolto e dell’emozione, ma non sono prive di una storia, di un autore e di una visione del mondo. Esiste un legame profondo tra chi le ha create e ciò che esse esprimono. Per questo è legittimo interrogarsi se un uso pubblico finisca per accostare simbolicamente un autore a valori che gli erano estranei o addirittura contrari.

Ci attacchiamo alle canzoni perché crediamo che le opere d’arte abbiano un significato e che gli autori non siano semplici fornitori di colonne sonore. Se una canzone può rappresentare un’epoca, una speranza, una visione dell’uomo, allora è naturale domandarsi se chi la utilizza ne condivida davvero lo spirito o se, al contrario, finisca per tradirlo.

I precedenti nella storia della musica

Tra l’altro, non è affatto una discussione nuova. Gli eredi di Lucio Dalla, quelli di Franco Battiato e gli stessi autori viventi hanno più volte preso posizione contro l’uso delle proprie canzoni in contesti politici percepiti come incompatibili con i loro valori. Lo stesso è accaduto all’estero con Bruce Springsteen, Neil Young e molti altri.

Sì, ci attacchiamo alle canzoni

E sì, io rivendico il diritto di “attaccarmi alle canzoni”. Perché le canzoni hanno cambiato la storia delle donne e degli uomini, hanno accompagnato le loro speranze, i loro sogni, le loro lotte. E proprio per questo credo che un capolavoro come Futura di Lucio Dalla meriti rispetto.

Non riesco a riconoscere lo spirito di quella canzone nelle parole di chi ha costruito la propria notorietà attraverso dichiarazioni ostili verso gli immigrati, verso la comunità LGBTQ+, o mettendo in discussione persino la nozione stessa di femminicidio.

Non provo ammirazione per una politica che alimenta divisioni e contrapposizioni, e proprio per questo trovo profondamente stonato l’accostamento con una canzone che guarda al futuro, alla speranza e all’umanità.

Le canzoni non sono neutre. E neppure la memoria culturale di un Paese lo è. Per questo, sì, ci attacchiamo alle canzoni. Perché continuiamo a credere che abbiano ancora qualcosa da dire. E perché alcune parole e alcuni valori sono da difendere. SEMPRE.


Domenico A. Di Renzo

Autore di testi, blogger e fondatore di MUSICApuntoAMICI, scrive di musica, artisti, canzoni e cultura musicale da circa 30 anni. Diplomato al CET di Mogol e iscritto alla SIAE, ha collaborato con artisti emergenti, sviluppato progetti editoriali e approfondito il rapporto tra musica, parole e identità culturale. Giurista d’Impresa e della Pubblica Amministrazione, si occupa anche di diritto d’autore e pubblica amministrazione. Dal 1999 racconta la musica attraverso uno sguardo personale che unisce scrittura, analisi e sensibilità autorale. Biografia completa qui.

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